giovedì 27 settembre 2007

Vita



Un contenitore di plastica pieno a metà di pere un po’ ammaccate, tre bottiglie ancora chiuse di acqua fresca, qualche medicina per le ossa. La sua vita è tutta lì, in un frigo che non aspetta più visite. Però lei le visite continua ad aspettarle e nel congelatore tiene da vent’anni un po’ di gelato alla stracciatella.

Si sveglia la mattina quasi all’ alba e si prepara un caffé. Se qualcuno le ha commissionato un po’ di pasta fresca, ha qualche speranza di arrivare all’ora in cui aprono i negozi senza annoiarsi troppo. O all’ ora in cui è lecito telefonare a qualcuno. Per parlare o per chiedere aiuto.

Va di fretta anche se non ha niente da fare. Conosce il modo di non fare la fila per ritirare la pensione. Conosce tutti i percorsi degli autobus della sua città. Sa come cavarsela pur non sapendo né leggere e né scrivere.

Ogni inverno compra al mercato dei calzettoni di lana colorati per sua nipote, senza pensare che è lei che muore di freddo nella sua ennesima casa in affitto.La cosa più difficile della sua vita non è stata crescere da sola quattro figli.

La cosa più difficile è stata riuscire a crescere quattro figli senza destare nella gente il sospetto di fare la puttana in casa altrui.È sola, come tutte le persone libere.

Ogni giorno, con un po’ di fortuna, si sente ancora esattamente come quando scappava con le scarpe appese al collo per andare a ballare.

Confonde le notizie al telegiornale e non ha la minima idea di dove sia la Spagna. Pensa solo a come arrivare alla fine della giornata pur non pensandoci affatto.

La sua vita continua ad essere eroica e non lo sa.

2 commenti:

laudomia ha detto...

ok questo formato va meglio, si prende meno sul serio e lo fa con maggior serietà..vado a dormire..

Fabio ha detto...

sei brava (o bravo?), sai.

questa pietas umana che fai sprigionare dal cibo riempie i tuoi personaggi di una malinconia, a tratti, e di fredda disperazione.

mi piace molto come lasci agli oggetti il compito di raccontare i sentimenti.

curioso anche, per me, cercare di capire se questi personaggi femminili siano il frutto di un sentire di donna o una "finzione" di maschio.